LAST TWIST OF THE KNIFE - scritta da Louis Antoine Saint-Just - Per Maggiori di 14 anni per i temi adulti anche se non ci sta sesso violenza o parolacce: anche l'Orlando Furioso sarebbe vm 14 ! - Genere: Poesia - Riassunto: Hogwarts in versi
Last Twist of the Knife - Author: Louis Antoine Saint-Just - I'm sorry... This is an original Italian novel, if someone wants translate this work, I'll be very happy... Just write it is Saint Joust's story translated by you! -
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Between the idea
And the reality
Between the emotion
And the act
Falls the shadow
T. S. Eliot, in “The hollow men”
Parte Prima I
(Remus Lupin )
Briaco di vita, d’abominio
rido, dispero del tempo.
Pieno di te, del tuo dominio,
vuoto, sublimo un momento.
Baciami, terrena notte,
sulla mia carne mortale,
su tetra terra, mia sorte;
dei giorni l’urlo è spettrale!
Bella, Sera, dolente!
chiara, pura, perduta
Solo io resto tua amante –
gravido t’ho voluta.
Bramosi campi di grano
battiti di farfalle
palpiti vanno lontano
ed il tuo canto a valle!
La nostra lunga notte
è svaporata ancora,
non ci rimane altro:
specchi di ghiaccio e aurora.
II (Remus Lupin)
Ecco i peccati della nostra mente,
anima cara,
e grande.
Ecco i riflessi della notte bruna
vita ventosa,
fortuna.
Luna riflessa, luna sulla pelle
luce soffusa,
le stelle;
Luna smarrita, luna senza meta,
luna raminga,
inquieta.
L’acqua, gli albori, il vento, tutto un canto
triste, perlaceo
incanto;
e le mie mani inermi sulla sabbia
o nebbia.
Gelida, lenta, ignara ammazza l’ira
tua, o breve luce,
furtiva.
E segue il tempo, seguita la sorte,
ultime fiamme
morte.
III (Remus Lupin)
Un’altra lacrima,
un soffio ancora, il sole
ambrato d’aurora.
IV (James Potter)
È solo durata un battito d’ali
Poi senti giungere il grande silenzio
Nella risacca la voce dei mari.
V (Severus Snape)
E mi ritrovo, ancora
Solo
A non contare nulla,
se non un sussulto, un palpito, un volo
e ‘l precipitare d’ali spezzate
di notti – amate, sfocate, passate;
e mi richiedo, muto
e smarrito, perduto,
o nuvole, novelle, nuove, amore,
deserti senza passo,
dove strepita il vento,
mormora il sasso;
se questo sia tornare all’essenziale
E tu, un’ubriaca canzone di pioggia,
notte che non ha cielo
- sorella neve,
fratello gelo!-
di piaggia in piaggia porti la mia pena
nel tuo silenzio immenso,
tu che respiri appena,
soffiando il tuo perdono,
la mia morte.
Sui tuoi capelli, amore, cadde il cielo.
VI (Sirius Black)
Dove non si riposano le stelle
E trema il passo, impallida la terra,
mi porto il tuo sapore sulla pelle.
VII (Lucius Malfoy)
Con infinita pena
Raccolgo ogni tua esequia
Perla sopra perla
Lacrima su lacrima;
con infinita pena,
requie, amore.
VIII (Draco Malfoy)
The sky is too dark tonight
To sleep away, alone
Far from the past, that’s gone
Far from the sun, the light.
IX (Draco Malfoy)
Just live today and today
It’s all I want
In searching into your eyes
What I don’t know.
The secret of your breath
Has lost the time
I’m yours, you’re mine, my heart
I’m yours you’re mine,
my life.
X (Lucius Malfoy)
Nessuno gema
Sulla tua tomba
Piena.
Nessuno pianga
Sulla tua tomba
Bianca.
Non ho cercato
L’innominato
Fato.
Non ho sperato
Nel tuo perdono,
amato.
Or più non sono
Il tuo bel dono
Andato:
non m’hai voluto,
senza saluto,
ingrato.
Nessuno gema
Sulla tua bocca
Amena.
Nessuno pianga
Sulla tua bocca
Bianca.
M’hai abbandonato
O tu respiro,
fiato.
M’hai pugnalato
Tu mio sospiro
Alato.
E sguardo mio
Che cerchi il mare,
Addio!
Sguardo temuto
Io t’ho bramato,
avuto.
Nessuno gema
Sui nostri sogni
Infranti.
Nessuno pianga
Sui nostri anni
Affranti.
XI (Remus Lupin)
Mai notte fu più
Dolorosa. Mai il cielo
Fu più sbiadito.
XII (Tom Riddle)
Lascia la terra, lascia sussurrare
L’inutile singulto dei viventi
Lascia – la Luna!- lasciati portare
Laddove liscian l’aria tutti i venti.
XIII Cho Chang
Sogno d’Achille questa sera
Là sulla sconfinata piana
Gemono i grilli a primavera
Mentre un sussurro s’allontana
Per non tornare più
Per non tornare più
Voce di pianto verso il vespro
Dove non suonan le Sirene:
s’è perso il tempo troppo presto
l’onda raminga parte e viene
a bisbigliar di te
a bisbigliar di te
Piume perdute nella brezza
Poi van per la battigia affranta
Ruzzolano con tenerezza
Nella terrena, umana landa
Dove non sono qui
Dove non sono qui
Appena piangon le gabbiane
Lasciano l’orme tr’acqua e cielo,
tristi s’eclissano lontane
tu spettro caro, mio pensiero
non l’hai seguite mai
e mai le seguirai.
Parte Seconda
AUBELucius Malfoy
Ecco le ombre salgono taciute e lente lungo i muri
E come un can montato per tema dell’ombra su un tronco
Sparge il suo pianto il mio passato, il mio cuore spezzato
Perché ritorna il mattino; su foglie sparse spira Sera.Severus Snape
Come i fanciulli vanno con passo leggero sull’acqua
Come fanno all’amore, brilla, cielo bugiardo.
E vuote le mie ampolle son specchio alla tua pelle bianca,
Giorno. Scendi mattina lenta sul languido vagare
Di pipistrelli persi nell’ombra di memorie; andate
Vacue veglie: domani pare estate, lunga luce.
Ascoltino gli dèi di Fato il voler truce.
Harry Potter
Angeli di cristallo e porte chiuse;
speranze, speranze deluse; accuse
che non so negare; amore ecco, il sole
sordo spuntare.
Simili il mio riflesso e la tua ombra
Fragili queste mani sulla terra
Noi siamo sporchi della stessa guerra
Del non mediare.
La sua purezza è priva d’innocenza
E tu sei conoscenza, il mio volare;
bisbiglia la mattina sul tuo sonno
- oh, non t’alzare!
Ritornano i ricordi come il mare
E il tuo sospiro calmo teso al fianco
Di serpi vi scorgiamo il sussurrare
E di pantere.
T’oscurano la fronte nubi nere
Prima che emerga il cielo cristallino
Il grigio dei tuoi occhi hai il mio dolore,
le mie chimere.
Sirius Black
In una lode con la fronte china
Prona sulla tua schiena
Sussurro la supplica
Della rugiada smarrita. Dovunque
Io vada, checché io dica.
Stillate le parole, perso il sonno
Sia salutato il nuovo sole, il giorno
Quando si desta la formica affranta
E stanca. E tace
Ogni rumore ridondante e cupo
E tutto è un trillo di monelli allegri
E pellegrine mani che non vedi
Ti lasciano una nenia ed un saluto.
Le prefiche si strappano i capelli
E posano i pensieri i solitari
Seguiti senza sosta i desideri
E spira dolce un mio sospiro vuoto
Quando s’arresta il tempo
Pur sulle membra che n’ha risparmiato
E dopo anni e morti
Non hanno ritrovato
Il loro eguale e fatuo filo bianco
La musica che muove le parole
I muscoli, i silenzi,
meccanica d’amore
che non conoscevamo e rubavamo
e non troviamo più per nostri lidi
dove d’assenso con le serpi andiamo.
Posiamo le preghiere sulle tombe.
I simulacri d’un passato infranto
I colli lisci, misteriosi e noti,
e gli occhi vacui, languidi ed amati,
sono nel limbo dei giorni perduti.
E dormi domandando alla tua morte
Se ti concederà
Un ultimo ritaglio di bellezza
O se sarà spietata ? Sorte,
se a preci ed a singulti sia la voce
che truce ci tormenta fino all’alba
di mille altri domani, di mattine-
di superstiti soli.
Draco Malfoy
Dolci e lucenti dita stende Eos,
e noi la salutiamo sonnecchiando
e sospirando, amando
quest’ultimo riposo che scolora.
È sorto ancora il giorno che scolora
D’ennesima battaglia, ingrato cuore:
il niente ti travaglia
e vano, vano è amore.
Tutto ho voluto e non potevo avere,
l’anelito immortale, poi la notte
e la tua verità
qua stretta fra le palme schiuse
e sulle labbra tue raminghe voci
tenere, amare, proibite, confuse
che non so pronunciare.
Le tue dita divine sui miei occhi
Quando la neve ha sfigurato i meli;
sfioriti a primavera i miei pensieri
caduti dentro un riso disperato
di chi non è voluto, non è amato,
non restan che sospiri passeggeri.
Poi specchi infranti di finzione nuova
Si sparsero ai calcagni, ai tuoi silenzi
Lunghi; non han da dire
Più di niente – e, congedato, il teatrante
Muore, s’un palco simulato male,
e spirito vagante
si chiede quel che cerchi quel che pensi
- da sempre tu la vita, tu il dolore.
È vano tormentarsi di parole.
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Postfazione o Appunti
Potenza, 14 aprile 2003
Appena scritta l’ultima parola, dell’ultimo verso, dell’ultima lirica in “Aube”, posso dire, senza allontanarmi troppo dalla realtà, di avere ancora poche idee su quella che sarà la disposizione finale della raccolta – al momento senza neppure un titolo definitivo- spaventosamente eterogenea, e per la genesi, le tematiche e la struttura delle singole composizioni: alcune sono frutto di folgorazioni istantanee, rimuginate al massimo un paio di giorni e comunque molto puntuali, ovvero parzialmente inserite in un contesto più ampio, in funzione del quale, però, non sono concepite, e qui mi riferisco a quelle che, suppongo, il lettore avrà trovato nella prima sezione; altre, invece, pensate in relazione a un motivo conduttore più forte e con finalità comunicative forse differenti ma che lascio alla libera interpretazione di chi ha avuto l’ardire e la pazienza di giungere fin qui, e che non spetta certo a me spiegare, in poche righe con ancor meno pretese; dicevo, altre sono costate fatica, un’analisi, “teatrale” quasi, dei personaggi della Rowling, non tanto nel tentativo di renderli verosimili -opinione che risulterebbe comunque estremamente relativa- quanto nella volontà di attribuire loro una qualche coerenza di fondo e soprattutto di riuscire a dire per, con e tramite loro, esattamente ciò che s’era inteso.
Nonostante tali, forse superflue precisazioni, è bene puntualizzare il contenuto tematico in cui, per inclinazione d’umore (anch’io ho un’anima!); per considerazioni legate alla lettura della saga stessa d’Harry Potter, che, fra alchimia, dottrine ereticali, simbolismi ermetici e massonici e un gruppo di adolescenti alle prese con quello che, con o senza bacchetta magica, rimane il complesso mondo delle relazioni interpersonali, tutto è fuorché un “libro per bambini”; e per una non indifferente dose di perversione mentale – chi più ne ha più ne metta!-, ho deciso di muovermi: l’intero lavoro dà per scontate delle coppie, un “io” che parla e un “tu” cui è destinato il discorso, non perché sia di stampo prettamente sentimentale (anche se continuando di questo passo fra un paio d’anni mi ritroverò a trascorrere tutti i miei pomeriggi a lagnarmi fino alla nevrosi su film tipo “Via col vento”), non solo: è che vedere in una simile ottica Sirius e Remus, o Harry e Draco, è quasi scontato; conferire poi un'anima a Lucius Malfoy è una tentazione troppo forte per poter resistere; Severus Snape (Piton nella trad. italiana), solitario e austero, del cui rimpianto non ho individuato l’oggetto con un nome o un volto, o Cho Chang, voce narrante in “Sonno d’Achille…”, mi sono sembrati perfetti nell’atmosfera di malinconia pressappoco generale che inefficienza dei miei antidepressivi ha contribuito a creare.
“Se le nostre parvenze offesi v’hanno,
immaginate, e poco sarà il danno,
che quanto vi comparve qui davanti
fu inganno, e che sognaste tutti quanti.
E il pigro e ingenuo spunto
Che in sogno abbiamo assunto
Perdonateci, e noi sapremo fare
Del nostro meglio per riparare.
È parola di Puck, di uomo onesto,
se a noi felici càpiti anche questo,
di sfuggire alla lingua del serpente,
rimedieremo, dico, indubbiamente.
Finito è lo spettacolo e l’incanto.
Ora, o signori, addio; ma siate umani:
salutate col batter delle mani
questa nostra fatica e il dio del canto.”
(W. Shakespeare, “Sogno d’una notte di mezz’estate)A Eliana/ Ilwe